
Al Mercantini il sax diventa emozione:
trionfo per l’Italian Saxophone Quartet
Teatro gremito a Ripatransone per il concerto dedicato alla memoria di Gianfranco De Carolis. Dalla raffinatezza di Händel alla passione di Piazzolla fino all’omaggio a Freddie Mercury: una domenica di grande musica firmata Accademia Malibran
RIPATRANSONE – Un teatro gremito, un pubblico partecipe e quattro musicisti capaci di trasformare il virtuosismo in emozione autentica. Il Teatro Luigi Mercantini di Ripatransone ha accolto domenica 11 ottobre un applaudito concerto dell’Italian Saxophone Quartet, protagonista di un appuntamento della rassegna Concerti Oro – Malibran Classica, realizzata dall’Accademia Malibran di Altidona in collaborazione con il Comune di Ripatransone. Tutti i posti occupati, un’atmosfera di grande attenzione e il calore degli applausi hanno fatto da cornice a un pomeriggio nel quale la qualità artistica si è intrecciata con il ricordo, la bellezza e il piacere della condivisione. A fare gli onori di casa sono stati il sindaco Alessandro Lucciarini De Vincenzi e l’assessore alla cultura Stefania Bruni, mentre la presentazione, affidata alla consueta eleganza e professionalità di Alessandra Callarà, ha accompagnato il pubblico alla scoperta di un programma ricco di sfumature. L’appuntamento era dedicato alla memoria di Gianfranco De Carolis, cugino di Rossella Marcantoni, anima e direttore artistico dell’Accademia Malibran, in un omaggio che ha dato alla musica anche il valore di un legame affettivo e di una memoria da custodire.
Fondato dal maestro Federico Mondelci, figura di riferimento del sassofono italiano, l’Italian Saxophone Quartet riunisce quattro interpreti di notevole personalità: Mondelci al soprano sax, Julian Brodski (alto sax), Silvio Rossomando (tenor sax) e Michele Paolino (baritone sax). Un ensemble affiatato, nel quale la padronanza tecnica non rimane mai fine a sé stessa, ma si mette al servizio dell’espressività, del dialogo e della capacità di raccontare storie attraverso il suono. A tal proposito il quartetto ha portato la propria musica in prestigiose istituzioni e sale da concerto in Europa, Giappone, Stati Uniti, Spagna, Russia e Libano, confermando una vocazione internazionale che non impedisce di conservare una straordinaria immediatezza nel rapporto con il pubblico.
L’apertura con L’arrivo della Regina di Saba di Händel ha subito imposto un passo brillante e solenne, mettendo in evidenza la precisione dell’insieme e la sorprendente ricchezza timbrica dei quattro sassofoni. Da qui il viaggio musicale ha attraversato epoche e linguaggi, passando per Sevilla di Isaac Albéniz, le suggestioni della Suite ellenica e di Pequeña Czarda di Pedro Iturralde, fino alla Suite Carmen, ispirata alle celebri pagine di Georges Bizet. Il programma ha alternato ritmo, virtuosismo e momenti di più intensa cantabilità, dimostrando quanto il sassofono sappia essere strumento versatile, capace di evocare atmosfere orchestrali e, al tempo stesso, di parlare con una voce intima e quasi confidenziale.
La seconda parte ha portato in scena le emozioni della grande musica per il cinema e del Novecento. Le leggendarie melodie di Ennio Morricone hanno aperto la strada a Nicola Piovani e La vita è bella, proposta nella versione originale dell’autore scritta per Federico Mondelci: un momento particolarmente intenso, nel quale la memoria cinematografica si è trasformata in un racconto musicale capace di raggiungere direttamente il cuore. Con Oblivion e Libertango di Astor Piazzolla, il clima è poi cambiato ancora, lasciando spazio alle malinconie del tango, alle sue tensioni e alla sua energia trascinante.
A rendere speciale il concerto non è stata soltanto la qualità dell’esecuzione, ma anche la naturalezza con cui i musicisti hanno saputo coinvolgere la platea. L’interazione con il pubblico, gli scambi spontanei e persino la scelta di scendere dal palco per suonare tra gli spettatori hanno abbattuto ogni distanza, trasformando il teatro in uno spazio di partecipazione condivisa. Il finale a sorpresa, dedicato a Freddie Mercury, ha aggiunto un’ultima, travolgente nota di allegria, chiudendo il pomeriggio con un’energia contagiosa e confermando la capacità del quartetto di muoversi con disinvoltura tra repertorio colto, colonne sonore e grandi icone della musica popolare.
Il talento dei quattro interpreti è stato accompagnato da una cordialità altrettanto evidente. Anche dopo l’esibizione, i musicisti si sono intrattenuti a parlare con il pubblico, con disponibilità e semplicità: un dettaglio tutt’altro che secondario, perché restituisce il volto umano di artisti di altissimo livello e rende ancora più preziosa l’esperienza dell’ascolto dal vivo. Personalmente, è stato uno dei concerti più belli in assoluto ascoltati negli ultimi tempi, capace di suscitare anche una sincera commozione in alcuni passaggi. Perchè quando la tecnica incontra la sensibilità, la musica smette di essere soltanto qualcosa da ascoltare e diventa un’esperienza da portare con sé.
Durante il concerto il maestro Mondelci ha rivolto parole di apprezzamento nei confronti di Rossella Marcantoni, definendola, con pieno riconoscimento, «un’infaticabile operatrice culturale». Una definizione che restituisce bene il senso del lavoro svolto dall’Accademia Malibran, realtà che si riconferma un’eccellenza del territorio per l’ampiezza e la qualità della propria proposta musicale, capace di avvicinare il pubblico a interpreti di rilievo e repertori diversi, senza rinunciare alla dimensione umana e culturale degli incontri. Non si tratta soltanto di organizzare concerti, ma di costruire occasioni in cui la musica diventa patrimonio condiviso, strumento di conoscenza e motivo di incontro tra generazioni e sensibilità differenti.
Mondelci ha inoltre sottolineato il piacere di esibirsi in una regione ricca di luoghi suggestivi: «Le Marche hanno teatri e borghi di grande bellezza, è un piacere suonare in un teatro come il Mercantini». Parole che trovano nel Teatro di Ripatransone una conferma concreta: una sala storica, raccolta e accogliente, capace di valorizzare la vicinanza tra artisti e spettatori e di offrire alla musica una cornice di particolare fascino. La platea completamente occupata ha restituito l’immagine di una comunità pronta a rispondere alle proposte culturali di qualità, riconoscendo nel teatro non soltanto un luogo di spettacolo, ma un presidio vivo della vita cittadina.
Il concerto dell’Italian Saxophone Quartet ha lasciato al Teatro Mercantini molto più di una lunga scia di applausi: ha lasciato emozioni, ricordi e quella rara sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale. Resta il ricordo di un concerto variegato, godibile e artisticamente raffinato, ma anche quello di un incontro autentico, capace di unire la memoria di una persona cara, la bellezza di un luogo e la forza universale della musica. Pertanto il Mercantini ha vissuto un pomeriggio nel quale ogni nota ha contribuito a ricordare quanto la musica – proposta con competenza, passione e generosità – sappia parlare a tutti. E quanto sia importante continuare a sostenerla, come fa l’Accademia Malibran, con una programmazione che arricchisce il territorio e rende le Marche un luogo in cui la grande musica trova casa.
E poi resta la nostalgia. Sono passati soltanto pochi giorni dal concerto, eppure l’Italian Saxophone Quartet manca già. È forse questo il complimento più sincero che si possa rivolgere ai quattro musicisti: aver lasciato il pubblico con il desiderio di ascoltarli ancora, di ritrovare quelle emozioni, di rivivere quella magia. Perché il sipario può calare, le luci possono spegnersi e il teatro tornare silenzioso. Ma quando la musica arriva davvero al cuore, continua a suonare anche dopo l’ultima nota.
di ROSITA SPINOZZI


